Siamo Smartphone dipendenti?

Siamo Smartphone dipendenti?

Passione o malattia?! Nomofobia


Era il 1925 quando l’ingegnere scozzese John Logie Baird fece la storia della televisione. Solo qualche anno dopo, esattamente nel 1928, in America l’inventore e imprenditore Martin Cooper creò il primo telefono mobile, ancora nel 1941 in piena Seconda Guerra Mondiale, nasceva il primo computer della storia, grazie a un’ingegnere tedesco con l’hobby della pittura. Da quegli anni il progresso in campo informatico ha fatto passi da gigante. Le persone finalmente hanno smesso di andare alla ricerca di una cabina telefonica per chiamare i propri amici, familiari o per fare i ben conosciuti scherzi telefonici. La comodità del cellulare è proprio la reperibilità della persona, possiamo essere contattati ovunque noi siamo e questo ha reso molto più semplice la comunicazione. Ma quando questo diventa troppo e la connessione diventa lontananza invece che vicinanza? Quando non si parla più di semplice utilizzo, ma di una vera e propria dipendenza e, appunto, di nomofobia?




In un intervista condotta ad aprile dal Fatto Quotidiano è stato chiesto ad un gruppo di persone, di diverse età, se riuscirebbero a stare senza il loro smartphone, la risposta è stata quasi del tutto unanime: “senza smartphone non riuscirei a vivere, mi verrebbe l’ansia”. Per descrivere questo fenomeno è stato coniato quindi un nome, nomofobia (o sindrome da Disconnessione), ed è composto dal prefisso anglosassone abbreviato no-mobile e dal suffisso fobia e si riferisce alla paura di rimanere fuori dalla rete mobile. Una sensazione di panico vi assale non appena vi accorgete di aver dimenticato lo smartphone a casa? Non riuscite a resistere più di dieci minuti senza controllare le notifiche e pensate che stia squillando anche quando non è così? Se avete risposto si ad almeno 2 domande su 3, allora potreste aver sviluppato una vera dipendenza dal vostro smartphone. Secondo un sondaggio condotto dall’ente di ricerca britannico YouGov per conto di Post Office Telecom su un campione di 2.163 persone, dal quale successivamente è stato coniato il nome della sindrome, più di 6 ragazzi su 10 tra i 18 e i 29 anni vanno a letto in compagnia del telefonino e oltre la metà degli utenti di telefonia mobile (quasi il 53%) tende a manifestare stati d’ansia quando rimane a corto di batteria o di credito, o senza copertura di rete. La ricerca evidenzia inoltre che gli uomini tendano ad essere più ansiosi delle donne e che circa il 58% degli uomini e il 48% delle donne della popolazione soffrono di questa nuova fobia.




Come riconoscersi nella sindrome? I ricercatori italiani descrivono alcuni campanelli d’allarme per poter riconoscere se si sta ricadendo in questa sindrome: Controllo costante del livello di batteria del dispositivo per assicurarsi che non si possa scaricare per eventuali operazioni importanti; portare sempre un caricabatterie con sé per evitare che il cellulare si scarichi; ansia/nervosismo per la batteria esaurita e/o mancanza di credito; guardare lo schermo del telefono per vedere se sono stati ricevuti messaggi o chiamate. In questo caso si parla di un particolare disturbo che definito "ringxiety", mettendo insieme la parola “squillo” in inglese e la parola ansia; dormire con cellulare o tablet a letto, ecc... Fai il test e verifica il tuo livello di dipendenza: 


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